Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 16 marzo 2026 del Ministero del Turismo recante “Disposizioni applicative per l’attuazione e lo sviluppo dell’offerta turistica nel territorio nazionale, anche attraverso interventi in grado di favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici, la digitalizzazione dell’ecosistema turistico, le filiere turistiche, gli investimenti per il rispetto dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) e il turismo sostenibile”.
Con questo provvedimento il MiTur dà il via libera al nuovo piano di interventi per potenziare l’attrattività del territorio nazionale: con risorse per 109 milioni di euro si punta sui tre pilastri (innovazione digitale, ESG e contrasto alla stagionalità dei flussi turistici) finalizzati allo sviluppo dell’offerta turistica italiana.
Il fondo complessivo è suddiviso in due diverse linee di finanziamento per gli investimenti privati: 59 milioni di euro saranno erogati sotto forma di contributi a fondo perduto, mentre i restanti 50 milioni verranno destinati a finanziamenti agevolati. Ulteriori 1,2 milioni di euro sono stati stanziati per le attività di gestione e la creazione di una piattaforma informatica dedicata.
La platea dei beneficiari comprende operatori del settore turistico, imprese attive da almeno tre anni con fatturato prevalente nel turismo, reti di impresa e proprietari di strutture ricettive. Da notare che il requisito dei 3 anni di attività per la seconda categoria si calcola alla data di presentazione della domanda, non della pubblicazione del decreto.
Più in dettaglio, il perimetro dei beneficiari definito dal decreto abbraccia tre categorie:
- La prima categoria è composta dagli operatori che esercitano attività di impresa nel settore turistico: alberghi, villaggi turistici, campeggi, ostelli, B&B, ristoranti con servizio al tavolo, stabilimenti termali, parchi divertimento e affini, individuati attraverso i codici ATECO che il successivo avviso espliciterà.
- La seconda categoria introduce un’importante novità: possono presentare proposte di investimento anche le imprese attive da almeno tre anni che, pur non svolgendo attività identificate, dimostrino dalle scritture contabili un fatturato realizzato prevalentemente in attività turistiche. Questa clausola consente l’accesso a realtà ibride (agriturismi con ramo agricolo, strutture ricettive multifunzione, operatori di servizi turistici complementari) per le quali il codice ATECO principale non corrisponde al settore.
- La terza categoria riguarda i proprietari delle strutture, che possono presentare istanza avvalendosi dei requisiti dei gestori, a condizione che questi ultimi siano legittimati, prestino il consenso e che il rapporto venga mantenuto per tutta la durata dell’investimento. È il caso delle strutture condotte in affitto o in gestione, dove la proprietà immobiliare e l’esercizio commerciale sono in capo a soggetti distinti.
Per accedere ai fondi, le aziende devono essere attive, in regola con i contributi e non trovarsi in stato di difficoltà finanziaria.
Le agevolazioni puntano a una trasformazione profonda delle strutture. Sono finanziabili, tra gli altri:
- efficienza energetica: coibentazioni, sostituzione di infissi, tetti verdi e sistemi di climatizzazione passiva;
- tutela ambientale: impianti fotovoltaici, sistemi per il riciclo delle acque piovane e stoccaggio energetico;
- digitalizzazione: infrastrutture per la banda larga, sistemi di intelligenza artificiale e colonnine di ricarica.
I tempi di realizzazione sono definiti con precisione: i progetti devono essere conclusi entro 18 mesi dalla concessione del contributo e, in ogni caso, non oltre il 30 settembre 2028.
Il decreto prevede che la Direzione generale competente del Ministero del Turismo, con il supporto del soggetto gestore Invitalia, emani l’apposito avviso entro 30 giorni dalla pubblicazione. Entro il 20 maggio 2026, quindi, dovrebbero essere pubblicati i termini di apertura dello sportello, la modulistica, i criteri di selezione e i dettagli operativi sulla gestione delle istanze.
Elemento centrale del provvedimento, infine, è il coordinamento con il territorio: gli interventi dovranno, infatti, essere realizzati in stretta sinergia con le linee programmatiche delle regioni e degli enti locali interessati. Questo approccio punta a garantire che le agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati siano complementari e funzionali alle strategie di sviluppo locale già esistenti.

